Il mondo dell’alpinismo italiano è scosso da una polemica che vede coinvolto Marco Confortola, un alpinista valtellinese di 54 anni. Confortola, molto attivo sui social media, ha recentemente annunciato di aver raggiunto la cima del Gasherbrum I, una vetta di oltre 8000 metri, affermando di aver così completato la scalata di tutte le 14 montagne di questa altezza nel mondo, un’impresa raggiunta da pochissimi alpinisti.
Tuttavia, queste affermazioni sono state contestate da Simone Moro, un altro alpinista italiano di fama internazionale. Moro, in interviste rilasciate a Repubblica e al giornale del CAI “Lo Scarpone”, ha accusato Confortola di aver falsificato alcune delle sue ascensioni. Secondo Moro, Confortola non avrebbe effettivamente raggiunto la cima di diverse montagne, tra cui il Kangchenjunga, il Makalu, l’Annapurna, il Nanga Parbat, il Dhaulagiri e il Lhotse. Moro sostiene che l’Himalayan Database, un database ufficiale delle ascensioni himalayane, considera contestate queste salite a causa della mancanza di prove sufficienti.
Le accuse di Moro si estendono anche all’utilizzo di tecniche non lecite. Secondo l’alpinista bergamasco, Confortola avrebbe utilizzato bombole di ossigeno di nascosto durante ascensioni dichiarate “senza ossigeno”, e avrebbe manipolato fotografie per far sembrare di aver raggiunto vette che in realtà non aveva conquistato, sostituendo in alcuni casi il proprio volto a quello di altri alpinisti.
Confortola ha risposto alle accuse in interviste a Stampa e Repubblica. Ha ribadito di aver scalato tutte le 14 vette, pur ammettendo di non possedere tutti i certificati ufficiali, alcuni dei quali, a suo dire, non sarebbero stati ritirati per mancanza di tempo. Ha inoltre negato di aver mai utilizzato falsamente ossigeno e ha attribuito le accuse a invidia e maldicenza, definendo Moro non come un giudice imparziale, ma come una figura influenzata da interessi personali.
La controversia solleva importanti questioni sull’integrità e la trasparenza nell’alpinismo d’alta quota. La mancanza di certificati ufficiali e la possibilità di manipolazioni fotografiche mettono in discussione l’autenticità delle imprese sportive e sollevano interrogativi sull’importanza della verifica indipendente delle ascensioni di alta quota.
La disputa tra Confortola e Moro continua ad alimentare un acceso dibattito, lasciando aperto il quesito sull’effettiva veridicità delle conquiste alpinistiche di Confortola e sull’importanza di standard rigorosi nella verifica delle ascensioni himalayane.